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La Sangria

La Sangria

 
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Se vino rosso fa buon sangue, la sangria lo fa “espectacular”.
La bevanda alcolica più famosa di Spagna prende il nome proprio dalla parola “sangue”, in spagnolo “sangre”, sia per il caratteristico color rosso vivo, appunto, del sangue, sia perché rappresenta il carattere focoso e passionale degli abitanti della penisola.
 
Ma come nasce la sangria? La ricostruzione storica più accreditata la fa risalire all’ ‘800 come bevanda dei contadini, iberici e lusitani, che la realizzavano con i prodotti della terra a loro disposizione: vino, pesche, mele e agrumi.
Qualunque sia la ricetta originale, oggi esistono migliaia di varianti per preparare una sangria!
C’è chi aggiunge il rum o il brandy, chi usa le spezie (cannella, vaniglia o chiodi di garofano), chi la allunga con la gassosa o chi, come i più giovani, la mescola con l’aranciata per farla diventare frizzante.
Per quanto riguarda il vino da utilizzare c’è molta libertà di scelta. Alla base vi è tradizionalmente il tipico vino rosso corposo (in spagnolo vino “tinto”) prodotto nella zona della Rioja, che qui in Italia può essere sostituito da un aglianico, un cannonau o un primitivo.
Ma in molti, come i catalani, preferiscono i vini bianchi o rosati, da sostituire con spumanti e champagne per una versione speciale della “sangria delle feste”.
Anche la frutta non è sempre la stessa: si possono usare soltanto le pesche, così come è possibile aggiungere mele, ananas, kiwi, fragole o frutti di bosco a proprio piacimento. Al contrario, nei mesi invernali, si sostituiscono le pesche con il melograno… e così via.
 
Il segreto di una buona sangria è il riposo: va preparata almeno un giorno prima per dare modo alla frutta di macerare nel vino durante la notte e farlo insaporire ben bene.

Vamos de Tapas! Vamos a tapear!

Vamos de Tapas! Vamos a tapear!

 
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“Tapas” è il nome di una gran varietà di antipasti e stuzzichini, propri della cultura gastronomica spagnola. E in tutto il paese vengono spesso servite come accompagnamento ad un aperitivo prima di pranzo o cena.
 
La loro particolarità inoltre consiste nelle porzioni: spesso infatti sono monoporzione, ma la cosa non disturba affatto, anzi in tutta la Spagna sono ormai nati ristoranti di sole Tapas, dove ovviamente conta la qualità e non la quantità.
 
Le Tapas hanno subito un’evoluzione naturale attraverso la storia spagnola, grazie alla gran confluenza di culture nel paese. La costa orientale, invasa dai Romani, ha visto l’arrivo di oliveti e l’importazione dei metodi di irrigazione, mentre l’invasione moresca ha aggiunto i mandorli, le spezie e i cedri. Infine con la scoperta del nuovo mondo arrivarono in Spagna i pomodori, i peperoncini (dolci e piccanti), i fagioli e le patate. Tutte queste importazioni, trovarono nel microclima spagnolo un’ambientazione favorevole, che ne incrementò il consumo.
 
Il termine “tapa” deriva dal verbo “tapar”: “coprire” in spagnolo. La parola ha in realtà diversi significati:
una tradizione popolare vuole che si utilizzasse un pezzo di pane per coprire il bicchiere di vino, evitando che i moscerini vi ronzassero attorno. Di lì a poco divenne naturale coprire la fetta di pane con qualcos’altro;
alcuni esperti sostengono invece che le tapas vennero inventate nel 16° secolo nella regione della Mancha, quando gli osti scoprirono che il sapore forte dei loro formaggi riusciva a “coprire” quello dei vini meno buoni. Da qui presero poi l’abitudine di servire il vino accompagnandolo a pezzi di formaggio;
un’altra credenza popolare vuole invece che il re Alfonso XII si sia fermato una volta in una taverna presso Cadice, ordinando un bicchiere di vino. Il cameriere che glielo servì coprì il bicchiere con una fetta di prosciutto, per evitare che la sabbia spinta dal forte vento entrasse nel bicchiere del Re. Alfonso XII una volta bevuto il vino e mangiato il prosciutto, ne ordinò un altro con la stessa “copertura”.
 
In Spagna le Tapas si servono tra le 20.00 e le 22.00, un orario adatto agli aperitivi: subito dopo il lavoro, ma molto prima di cena. Per questo gli spagnoli sono abituati a “ir de tapas”, quando escono dal lavoro. Nei weekend, sempre come aperitivo, vengono invece servite tra le 14.00 e le 15.00
 
Le Tapas possono essere servite sia fredde (come le olive, o un’insalata di formaggio) o calde, come le famose “puntillitas, o chipirrones”, una specialità andalusa a base di seppioline fritte (ma anche sardine, calamari e acciughe); spesso sono insaporite da forti spezie, come peperoncino, paprika o aglio oppure ‘nuotano’ nell’ottimo olio d’oliva spagnolo e sono sempre accompagnate da due o più diversi tipi di pane. Le più comuni sono: i gamberetti all’aglio, il prosciutto Serrano, le polpette di carne, le seppioline fritte, il Chorizo (salamino piccante), la tortilla di patate, i gamberi saltati in salsa al peperoncino, formaggio e perfino le cozze ripiene al forno.

Tortilla di patate

Tortilla di patate

 
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Se chiedete a qualsiasi spagnolo qual è il suo spuntino preferito, quasi tutti risponderanno: la tortilla di patate. Volete sapere perché? Perché è uno dei piatti più popolari della Spagna. La sua semplice ricetta a base di uova, patate, sale e olio d’oliva, la forma rotonda e la morbida consistenza caratterizzano questa pietanza deliziosa che potrete gustare in qualsiasi locale. Con cipolla, con peperoni, come stuzzichino, in un panino, come piatto unico… Ci sono mille modi di assaporarla e tutte vi faranno venire l’acquolina in bocca.
 
Diversi modi di degustarla
Al di là delle vostre preferenze culinarie la frittata di patate, universalmente conosciuta come tortilla spagnola, vi piacerà sicuramente. Sebbene le sue origini nella storia non siano del tutto chiare, oggi è diventata un prodotto tradizionale diffuso in tutto il paese e sempre presente nelle riunioni familiari e con gli amici e nel cestino delle gite campestri. Non esitate a ordinarla nei bar e ristoranti, ve la prepareranno in tanti modi diversi: accompagnata da salsa piccante o maionese, con chorizo (tipo di salame), tonno, cipolla. Quale ingrediente vi stuzzica di più?
Anche la presentazione della tortilla può essere molto varia: per secondo accompagnata da prosciutto iberico, asparagi, insalata o peperoni e da un buon vino, tagliata a cubetti per aperitivo, come stuzzichino, nel panino… E sempre a prezzi molto economici.
 
Quando e dove
Qualsiasi momento è buono per provare la tortilla spagnola, perché si può proporre in abbinamento a molte pietanze diverse. In estate molte persone la ordinano nei bar all’aperto e tutto l’anno troverete locali specializzati nella preparazione di questo piatto. Nonostante ogni regione abbia un modo proprio di elaborarla, utilizzando ingredienti differenti, tutte le varianti vi conquisteranno con il loro profumo, la consistenza e il sapore caratteristici. Anche chef di prestigio internazionale come Ferran Adrià l’hanno reinventata per servirla nei loro prestigiosi ristoranti.
Insomma, la tortilla di patate è un piatto che non potete fare a meno di provare se volete conoscere le tradizioni gastronomiche spagnole. Un piatto semplice, ma autentico manicaretto per il vostro palato e alla portata di tutte le tasche.

Tradizioni spagnole

Tradizioni spagnole

 
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Non è raro pensare alla Spagna quando si parla di feste. Gli spagnoli sono infatti conosciuti, e a ragione, per il loro attaccamento e rispetto nei confronti di tradizioni e feste locali. La varietà di regioni, di climi, di lingue e culture all’interno di questo paese ha dato vita, nei secoli, allo sviluppo e conservazione di consuetudini uniche ed estremamente diverse tra loro.
 
Alcune di queste sono state incluse nella lista dei patrimoni immateriali stilata dall’UNESCO, istituita nel 2006 e in continuo aumento. L’obiettivo è quello di salvaguardare, promuovere e incoraggiare le attività locali in quanto ricchezza internazionale.
 
La Festa dei cortili di Cordoba
Durante le prime due settimane di maggio, nella città di Cordoba, i proprietari delle case di vari quartieri della città aprono al pubblico i cortili interni delle loro abitazioni, meravigliosamente decorati con fiori e piante. Situata nel cuore dell’Andalusia, Cordoba ha un clima caldo e secco, ed è proprio per questa ragione che al tempo dei romani le case venivano costruite con un patio interno dal pavimento in pietra, spesso dotato di un pozzo per raccogliere l’acqua piovana. Successivamente, il modello viene ripreso dagli arabi: il patio viene collegato direttamente con la strada per mezzo di un androne e l’interno viene decorato con abbondante vegetazione per attenuare la calura.
 
Le torri umane
Le torri umane sono una delle tradizioni più conosciute e spettacolari della regione catalana. Dalla festa del pueblo fino al concorso internazionale di Tarragona, le competizioni di castells attirano sempre una gran folla di spettatori. Si svolgono generalmente in spazi ampi, dato che il numero di persone necessarie alla “costruzione” di una torre è in media di cento persone. I vari gruppi di castellers rappresentano una città o un quartiere, e contano tra i propri membri donne e uomini di tutte le età, ovviamente in buone condizioni fisiche. Esistono vari tipi di torri, classificate in base al numero di piani e alle persone per ogni piano. Tutti richiedono comunque una gran dose di concentrazione e di equilibrio, di resistenza e sangue freddo. È impressionante vedere la rapidità con cui i castellers si arrampicano sui compagni, salendo sempre più su, fino ad arrivare alla punta, che solitamente è un bambino.
 
Il linguaggio fischiato
Posti di fronte alla necessità di comunicare a grandi distanze, i primi abitanti dell’isola della Gomera, appartenente all’arcipelago delle Canarie, fecero ciò che più sembrava naturale ed efficace: fischiare. E così, tra vallate e campi, nacque il silbo, che con i secoli si evolse sino a diventare una vera e propria lingua. L’alfabeto conta due vocali e quattro consonanti, ognuna corrispondente ad un fischio, diverso per continuità e suono. Questo eccezionale linguaggio, unico al mondo, venne anche utilizzato dagli indigeni come codice segreto per comunicare durante l’occupazione spagnola. Successivamente, venne adattato alla lingua del conquistatore e tramandato di generazione in generazione
 
La Patum
La Patum è una tradizione antichissima, che si rinnova ogni anno dal 1200 circa a Berga, una località distante un centinaio di chilometri da Barcellona. Durante un’intera settimana nel mese di maggio, in occasione del Corpus Domini, si susseguono una serie di eventi che scandiscono le varie parti della festa. Vengono messe in scena le radici storiche e folcloristiche della città: un giorno vengono così rievocate le guerre tra cristiani e arabi, mentre il giorno seguente tocca alla lotta tra angeli e demoni, accompagnate da petardi e giochi pirotecnici. Figure mistiche e simboliche, giganti, nani ed animali si esibiscono sul solenne ritmo – il patum, per l’appunto – del tamburo, suonato da un personaggio chiamato tabal. L’evento finale, senza dubbio il più spettacolare della festa, è il tirabol: si tratta di un ballo a cui partecipano non solo tutte le comparse, ma anche l’intera città, o chiunque riesca a farsi spazio nella piazza-teatro gremita. La musica accompagna il movimento della folla, che salta e danza in senso antiorario, con le braccia allacciate. Umano e fantastico, sacro e profano si fondono, in una caotica armonia.
 
Il Mistero di Elche
Il 14 e 15 agosto, in occasione della festa dell’Assunzione, nella Basilica di Santa Maria della città valenciana di Elche, viene messo in scena uno spettacolare dramma sacro. Le prime notizie si hanno già nel XIII secolo, e fin da allora la tradizione si è tramandata pressoché identica: gli attori sono esclusivamente uomini e il testo è scritto in valenciano antico. Il soggetto del dramma è la morte di Maria, annunciata da un gruppo di angeli che cala dalla cupola con una palma dorata. Maria viene poi seppellita dagli apostoli e sale al cielo, accolta dalla Santissima Trinità. Lo spettacolo è interamente cantato, e la musica presenta influenze medievali e barocche. Il “palco” è diviso in orizzontale e verticale: la parte “terrena” consiste in una piattaforma quadrata, posizionata al centro della chiesa, mentre quella “aerea” è costituita da una struttura in legno situata alla base della cupola.

Paella di pesce

Paella di pesce

 
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La paella con il pesce nasce come preparazione povera a Valencia, dove veniva cucinata con gli avanzi disponibili in casa. Alla fine dell’Ottocento, comincia ad essere servita nei chioschi in spiaggia e, piano piano, conquista tutta la nazione. Oggi, esistono tantissime varianti ma la vera paella è quella con i mariscos, frutti di mare.
 
Per la preparazione è fondamentale l’utilizzo della paella, vale a dire della classica padella in ferro alta circa 5/6 centimetri e munita di doppio manico. In mancanza di una paella originale, si può utilizzare una semplice padella antiaderente.
 
Un altro elemento che contribuisce a conferire al piatto il suo inconfondibile sapore è il riso. La varietà utilizzata in Spagna è il Bomba (Arroz Bomba), caratterizzato da un chicco tondo di colore bianco perla. Il Bomba assorbe molto bene il brodo e tiene alla perfezione la cottura. In Italia è difficile da trovare ed è particolarmente costoso. In sostituzione, vanno benissimo sia l’Arborio che il Carnaroli. Se si vuole un riso più ricercato, si può acquistare il Vialone Nano Veronese (IGP).
 
Ingredienti:
· Riso
· Cozze
· Vongole
· Gamberi
· Calamari
· Peperone
· Paprika
· Zafferano
· Sale
· Pomodori
· Limone
· Aglio

Le 8 curiosità sulle tapas spagnole

Le 8 curiosità sulle tapas spagnole

 
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In Spagna le tapas sono una vera e propria tradizione, un appuntamento irrinunciabile!
Quella delle tapas è una delle tradizioni conviviali più diffuse, divertenti e appetitose di Spagna: davvero nessuno nella penisola iberica è disposto a negarsela, specie nel periodo estivo.
 
Ecco 8 curiosità sul più famoso aperitivo del mondo:
1) Nel gergo informale l’espressione “vamos a tapear” o “ir de tapeo” significa “andiamo a fare aperitivo”
 
2) Pare che in Andalucia ci fosse l’usanza di coprire i bicchieri di sherry con una fetta di pane, carne o prosciutto, per evitare che si riempissero di moscerini (da qui il nome tapas)
 
3) Già dal XVI secolo i più astuti tavernieri della regione di Castilla-La Mancha usavano servire insieme al vino pezzi di saporito formaggio, in modo da nascondere (tapar) il gusto di bevande scadenti.
 
4) Un’altra credenza sostiene che l’origine delle tapas risalirebbe al re Alfonso XII al quale fu servito da un cameriere un bicchiere di vino coperto da una fetta di prosciutto per evitare che vi entrasse dentro la sabbia e che, una volta assaggiato l’insolito connubio di sapori, il sovrano non fosse più riuscito a farne a meno.
 
5) L’Accademia della lingua spagnola, definisce la “tapa” come “qualsiasi porzione di alimento solido capace di accompagnare una bibita”.
 
6) Originariamente le tapas servite erano semplicemente olive e qualche arachide, oggi invece le bibite sono accompagnate da piattini di zuppe tipiche, polpette di carne in salsa e piccoli panini, ma anche da pinchitomoruno, calamari fritti, patatasbravas, prosciutto iberico, croquetas o la tortilla di patate.
 
7) In alcune zone del Nord della Spagna (Cantabria, La Rioja, Paesi Baschi e Navarra) sono diffusi i pincho, stuzzichini composti da una fetta di pane e da vari ingredienti, generalmente consumati al tavolo o al bancone.
 
8) Le tapas più famose:
• Olive (aceitunas)
• polpette (albondigas)
• aioli, salsa a base di aglio e olio d’oliva dal sapore forte e servita sul pane come antipasto o aperitivo
• bacalao, merluzzo saltato molto lentamente e generalmente servito con pane e pomodori
• boquerones, acciughe bianche servite sotto aceto (en vinagre) o fritte (fritos)
• calamaresfritos, calamares a la romana o rabas, anelli di calamaro fritti
• pinchos (o pintxos in basco), stuzzichini realizzati con vari ingredienti, infilzati con uno stuzzicadenti e collocati su una fetta di pane
• patatasbravas, patatas a la brava o papas bravas, patate fritte accompagnate da una salsa piccante a base di pomodoro e pimenton (paprika)
• insalata russa (ensaladarusa o ensaladilla)
• carne mechada, carne cucinata a fuoco lento, tenera come una bistecca
• chopitos o puntillitas, piccoli calamari fritti
• polpo alla galiziana (pulpo a la gallega in spagnolo, polbo á feira o pulpo á feira in galiziano), polpo bollito e condito con olio d’oliva, sale e paprica
• crocchette (croquetas) di patate con baccalà o prosciutto.